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I finlandesi usano il termine “Revontulet” per indicare l’aurora boreale.
Letteralmente significa “luci della volpe”. Deriva da una vecchia leggenda Lappone secondo la quale una volpe magica, a colpi di coda, spazzava via la neve lanciandola in cielo.

Vederla è il sogno di tante persone e assistere a questa gioia per gli occhi è spesso definito difficile.
Iniziamo con il dire che si forma grazie al vento solare che entra in contatto con la nostra ionosfera.
Proprio come il vento che avvertiamo sulla terra, può essere più o meno forte e si misura in Kp (K planetario), va da 0 a 9, quindi K1, K2, ecc.
Fotograficamente dobbiamo sapere che potenze K1 o K2  si manifestano in un bianco lattiginoso poco intenso, facilmente confondibile, al buio, con le nuvole, per capire se si tratta di aurora bisogna fissarle per vedere se “si muovono”, se hanno cioè un andamento insolito per una nuvola. Appare come fasce che ondeggiano lentamente. Da K3 in poi la cosa cambia, il colore inizia ad essere visibile ad occhio nudo.

Il colore dell’aurora cambia in base all’altezza, e questo accade perché in base alle diverse altezze, interagisce con elementi diversi.

Rosa porpora: inferiore a 100 km di altezza, dove le particelle incontrano l’ossido di azoto.

Verde o Blu: tra 100 e 400 km, dove le particelle incontrano ossigeno in forma molecolare (Verde) e l’azoto (Blu)

Rosso o Viola: sopra i 400 km incontra invece l’ossigeno in forma atomica quindi solo (O) e non più (O2).

Dato che “l’ombrello” si forma in prossimità dei poli e si espande verso sud (nel caso del Polo Nord) in base all’intensità, se ad esempio appare verde a Londra, noi dall’Italia, stando molto più a sud, vediamo la sua parte rossa perché è quella che sta molto più in alto e riesce a superare la curvatura terrestre che ci impedisce di vedere il verde delle altezze più basse.

Le notti senza aurora boreale sono rare e la “fortuna” invocata per vederla in realtà non serve poi tanto, servono invece, quale condizione indispensabile, un cielo sereno o con poche nuvole e la notte.
Il fenomeno si manifesta a latitudini estreme, sia a Nord (aurora borale) che a sud (aurora australe). Personalmente ho visto più volte solo quella boreale e l’ho vistra in Islanda e nel nord della penisola scandinava.
Le Lofoten, Vesteralen, Senja, l’Abisco National Park in Svezia e la Lapponia finlandese, sono i luoghi ideali, sia per le zone con bassissimo inquinamento luminoso, che per i paesaggi che offrono durante le ore del giorno.

Dunque abbiamo detto che il buio è una codizione indispensabile e sicuramente le lunghe notti polari sono la condizione migliore grazie alle tante ore a disposizione.
Stiamo
però parlando di posti bellissimi e affrontare un viaggio per la “sola” aurora può essere penalizzante, ecco dunque che i periodi migliori sono quei mesi in cui c’è un discreto equilibrio tra notte e giorno, in modo da poter fotografare anche gli incredibili  paesaggi che solo il giorno ci può mostrare.
Andare, ad esempio, alle Lofoten in dicembre o gennaio, vuol dire avere 20 ore di buio e 4 di luce, tante per l’aurora ma davvero poche per tutto il resto.
Mesi come marzo o aprile sono un ottimo compromesso, anche perchè statisticamente hanno una bassa percentuale di giorni piovosi o coperti. Io l’ho vista anche i primi di settembre durante le 4 o 5 ore di buio del periodo.

Per fotografarla il cavalletto è quasi obbligatorio, come anche aumentare la sensibilità del sensore impostando un alto valore di Iso.
15/20 secondi a 1600 Iso con un diaframma 5,6 al massimo, è già un buon punto di partenza, da tener presente però che dipende molto dalla sua intensità, può diventare importante quindi aggiustare il tiro.
La scelta del luogo è molto importante: avere davanti uno specchio di acqua o il mare che, alle Lofoten, grazie alla corrente del golfo, ghiaccia molto raramente e quando accade è solo nelle baie interne è, secondo me, una delle condizioni migliori. Il riflesso sull’acqua resa “setosa” dai tempi lunghi sarà un valore aggiunto alla foto.
In ogni caso, puntare l’obiettivo al cielo senza nessun elemento terrestre per contestualizzarla può vanificare il tentativo di fissare sulla  fotografia
l’emozione provata ad occhio nudo.
Appare e scompare, a volte pochi minuti, a volte delle ore. Si muove lenta e sinuosa, così bella che spesso ci si dimentica persino di fotografarla per quanto ci rapisce.

La foto di testa ed alcune sotto le ho fatte alle Lofoten. Quella volta stavamo tornando da Reine quando, per parcheggiare il van su cui viaggiavamo e fermarci per osservare il cielo sperando di vederla, ho messo una ruota in una cunetta completamente piena di neve e quindi invisibile. Abbiamo atteso circa mezzora l’arrivo del mezzo che ci ha poi tirato fuori, siamo ripartiti e dopo nemmeo 5 minuti è apparsa verso nord, una delle più belle che io abbia mai visto, siamo stati oltre un’ora a rincorrerla con occhi e macchine fotografiche, appariva e scompariva in ogni parte del cielo, con il fiordo davanti in cui si rifletteva. Se non avessimo perso tempo con quel piccolo problema, l’avremmo persa o quantomeno l’avremmo avvistata in un luogo meno “fotogenico”.

Ultima cosa importante: scarica una delle App che possono darti previsioni su orario e potenza, io uso Aurora Forecast, segnala l’evendo con 30 e 60 minuti di anticipo, indicando anche la potenza.

Piero Leonardi

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